Bilancia massa grassa: affidabile?

Oggi vi sono sul mercato – nei negozi e soprattutto online – numerose bilance che promettono di misurare, oltre  al nostro peso corporeo, anche la nostra percentuale di grasso corporeo. Ma quanto sono affidabili? E risultano di una qualche utilità oppure è meglio starne alla larga?

Diciamo che, se dovessimo sintetizzare la situazione, potremmo dire con una metafora che la misura della percentuale di massa grassa fatta da questi apparecchi è accurata come quella compiuta da un soldato ubriaco. Ciò perché il metodo usato per la stima della percentuale di grasso corporeo è del tutto indiretto e, soprattutto, altamente sensibile al proprio livello di idratazione.

Infatti, tali bilance – note anche come bilance impedenziometriche (l’impedenza è una grandezza che misura la facilità con cui una corrente alternata passa in un circuito elettrico) – inviano una corrente elettrica attraverso i tuoi piedi ed effettuano una cosiddetta “analisi dell’impedenza biolelettrica”. L’analisi dell’impedenza bioelettrica – impedenziometria – è una tecnica relativamente semplice, veloce e non invasiva, per misurare la composizione del corpo umano.

Questa tecnica è diventata commercialmente disponibile per la prima volta a metà degli anni ’80 e richiede apparecchiature portatili poco costose, rendendola un’alternativa apprezzabile per valutare la composizione del corpo. I risultati, infatti, sono immediatamente disponibili e con variabilità minima: sono riproducibili con un errore relativo inferiore all’1% su misurazioni ripetute.

L’analisi dell’impedenza bioelettrica si basa sul principio che la corrente elettrica scorre a diversi livelli attraverso il corpo, a seconda della sua composizione. Il corpo è composto principalmente da acqua con ioni, attraverso cui può fluire una corrente elettrica. L’acqua nel corpo è localizzata in due compartimenti: acqua extra-cellulare (circa il 45%) e acqua intracellulare (circa 55%).

D’altra parte, il corpo contiene anche materiali non conduttori (grasso corporeo), che forniscono resistenza al flusso di corrente elettrica. Il tessuto adiposo è assai meno conduttivo del muscolo o dell’osso. Il principio dell’analisi dell’impedenza bioelettrica è che la corrente elettrica passa attraverso il corpo ad un tasso differenziale a seconda della composizione del corpo.

In pratica, l’impedenza è la quantità di caduta di tensione quando una piccola corrente costante (800 μA) di frequenza fissa (50 kHz) passa tra gli elettrodi che attraversano il corpo. Tuttavia, il tessuto magro, ricco di acqua e di elettroliti, ha un’impedenza minima e questa aumenta ad un massimo quando tutto il tessuto magro viene sostituito da tessuto grasso / adiposo. Quindi, la massa corporea magra e la massa grassa possono essere calcolati dalla differenza di conduttività.

Questa tecnica misura il grasso corporeo in precise condizioni cliniche controllate, ma le sue prestazioni sul campo si sono rivelate incoerenti, tant’è che non viene utilizzata per gli studi epidemiologici (vedi l’articolo scientifico: Is bioelectrical impedance accurate for use in large epidemiological studies?). Il problema di fondo è che, trasmettendo una corrente elettrica attraverso il corpo, la quantità di acqua in esso contenuta può modificare drasticamente il risultato.

Nei grandi studi epidemiologici, in effetti, vengono utilizzate frequentemente tecniche surrogate più semplici, come l’indice di massa corporea (BMI), la circonferenza della vita e il rapporto vita-anca, per misurare il grasso corporeo. Le bilance impedenziometriche non sono considerate essere la scelta appropriata per la misurazione della composizione corporea.

Infatti, i risultati dell’analisi dell’impedenza bioelettrica sono influenzati da fattori quali l’ambiente, l’etnia, la fase del ciclo mestruale e le condizioni mediche sottostanti. Le misurazioni con questa metodica validate per specifici gruppi etnici, popolazioni e condizioni possono misurare con una certa precisione il grasso corporeo, ma purtroppo non in altre popolazioni e in altre condizioni.

Infine, sebbene l’esercizio di intensità lieve non possa influenzare le misurazioni, l’esercizio moderato ed intenso prima delle misurazioni può modificare l’impedenza misurata attraverso diversi meccanismi. Ad esempio, l’esercizio fisico aumenta la produzione cardiaca e la perfusione vascolare e successivamente aumenta il flusso di sangue verso i muscoli scheletrici, il che riscalda il muscolo e diminuisce la resistenza muscolare, con conseguente riduzione dell’impedenza.

Inoltre, l’attività intensiva provoca la vasodilatazione, un aumento della temperatura cutanea, che riduce anche l’impedenza misurata. Il jogging o il ciclismo a intensità moderata per 90-120 minuti diminuiscono l’impedenza misurata da 50 a 70 Ω, con conseguente errore nella misura. Pertanto, la misurazione non deve essere eseguita entro diverse ore da esercizio fisico intenso.

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