Come calibrare la nostra bilancia

Una vecchia scusa, per chi ha qualche chilo di troppo, è che “il peso segnato dalla bilancia è sbagliato”. Ma se ciò può essere vero per le bilance digitali domestiche (che possono avere un errore finanche di 3 kg o più), la scusa non vale se abbiamo una bilancia meccanica e la calibriamo per bene.

La calibrazione di una bilancia andrebbe in teoria fatta con dei pesi di prova certificati, che possono essere usati come standard. Ad es., se voi pesate all’incirca 67 kg, potreste usare 3 pesi da 20,0 kg e, successivamente, 4 da 20,0 kg, così da avere un riferimento inferiore e superiore rispetto al vostro peso: 30,0 x 3 = 60,0 kg e 20,0 x 4 = 80,0 kg. La differenza fra il peso misurato e il peso certificato vi dà un’idea dell’inaccuratezza della bilancia, sia in termini percentuali che assoluti.

Esistono in commercio dei pesi campione (ad es. in acciaio inox) che sarebbero utili allo scopo. Ad esempio, la classe di precisione E1 consente l’uso di pesi campione per il controllo e la taratura o la calibrazione di bilance di ogni tipo. Infatti, uno di questi pesi certificati da 10 kg ha una tolleranza di appena 5 mg! Ma non vi servono pesi campione di questa classe, che peraltro paghereste ben cari. Anche una massa campione in ghisa da 20 kg in classe di precisione M1 costa circa 200 euro.

Dunque, occorre trovare un modo più economico. Uno potrebbe essere quello di pesare delle bottiglie di plastica “campione” create da noi riempiendole di acqua, che ha un peso noto ad ogni temperatura. Il problema diventa quindi di misurare con precisione la quantità di acqua usata, il peso delle bottiglie vuote e di fare parecchi conti. Inoltre, non è detto che l’errore di questo metodo – quand’anche applicato alla perfezione, cosa non facile se uno non ha un background tecnico-scientifico – sia abbastanza basso da renderlo utile.

Un altro metodo potrebbe essere quello di usare il set di pesi standard più economico possibile: le monete. Queste ultime permettono di misurare, ad es., un peso di 100 grammi con una precisione di circa 0,5 grammi, pari allo 0,5%, che ad es. per una persona di 67,3 kg vuol dire un errore di +/-0,33 kg, decisamente soddisfacente considerato il rapporto qualità/prezzo del metodo. Lo svantaggio è però costituito dal gran numero di monetine da usare per creare pesi standard di decine di chili e dal doverle contare con precisione.

Per usare meno monete e non spendere troppo tempo a contarle e soldi per procurarvele, usate solo monete da 50 centesimi, che pesano 7,80 grammi ciascuna, per cui ve ne occorreranno 1282 per ottenere un peso campione di 10 chili (per l’esattezza, 9999,6 kg), e 12820 per 100 kg. Ad ogni modo, i pesi delle altre monete Euro sono: 1 centesimo = 2,30 gr; 2 centesimi = 3,06 gr; 5 centesimi = 3,93 gr; 10 centesimi = 4,10 gr; 20 centesimi = 5,74 gr; 1 euro = 7,50 gr; 2 euro = 8,50 gr.

Il metodo di calibrazione che però consigliamo è il seguente metodo indiretto. Misuriamo il nostro peso corporeo con una o più bilance di “terzi” abbastanza ben calibrate – quali dovrebbero essere quelle a moneta presenti in molte farmacie e, soprattutto, quelle usate da medici curanti e dietologi – e prima e dopo pesiamoci con la nostra. Dopodiché calcoliamo le varie differenze di peso e le confrontiamo. Se vi sono bilance le cui misure appaiono del tutto “sballate”, le scartiamo. Le altre le usiamo per calcolare un fattore di correzione medio con cui calibrare la nostra.

Ad esempio, supponiamo che alle 11 abbiamo appuntamento con il medico. Prima di uscire ci pesiamo con la nostra bilancia, che segna ad es. 67,4 kg. Sulla bilancia del medico, con gli stessi vestiti addosso e senza avere nel frattempo mangiato o fatto pipì, “pesiamo” ad es. 69,1 kg. Quando torniamo a casa pesiamo 67,1 (ci siamo nel frattempo disidratati camminando e sudando). Noi quindi pesiamo in media (67,4 + 67,1)/2 = 67,25 e la differenza con l’altra bilancia è di (69,1-67,25 =) 1,85 kg.

Dunque dovremo aggiungere alle nostre misure future fatte con la nostra bilancia il valore correttivo dato da 1,85 kg. Ripetendo la stessa procedura con altre bilance – ad es., quelle di alcune farmacie, otterremo altri valori correttivi: ad es. 1,39 kg, 2,73 kg, 0,36 kg. Riportiamo tutti i valori correttivi su un grafico e analizziamo la dispersione. Se uno non ci “convince” perché molto lontano dagli altri, lo scartiamo. Dei rimanenti facciamo la media, che useremo come migliore fattore correttivo.

Ovviamente, nulla vieta di stimare il fattore correttivo anche con uno o più dei metodi diretti descritti in precedenza. In generale, più fattori correttivi indipendenti riusciamo a determinare e meglio è. Poi, al solito, confrontiamo tra loro su un grafico i vari fattori correttivi e, se non ce ne sono di troppo diversi – nel qual caso è opportuno scartarli (e chiedersi il perché della loro elevata differenza) – usiamo tutti gli altri fattori correttivi superstiti per calcolare quello medio, cioè di calibrazione finale.

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