Come fare prevenzione per i tumori da soli

In questo momento, in Italia circa un milione e mezzo di persone sono affette da qualche forma di cancro. Ogni anno vi sono almeno 240.000 nuovi casi, e l’incidenza del cancro sulla popolazione risulta in continuo aumento. Come fare, dunque, una prevenzione efficace per i tumori?

Secondo Franco Berrino – un famoso epidemiologo che è stato direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva presso l’Istituto dei Tumori di Milano – anche nel settore pubblico non è possibile affiancare, alla prevenzione con gli esami di diagnostica strumentale, una prevenzione vera, primaria, basata in particolare su una dieta “corretta” per evitare l’insorgere del cancro.

Il libro di Berrino Il cibo dell’uomo cerca di colmare un po’ tale lacuna ed è una sorta di utile guida alla prevenzione del cancro attraverso una “prevenzione fai-da-te”, che molti oncologi non possono pubblicizzare perché il cancro “rende”, come ci ricorda anche un bel saggio di Marcello Pamio, Cancro SPA, il cui titolo è tutto un programma. I malati oncologici, con i chemioterapici, i nuovi farmaci e le operazioni chirurgiche di cui necessitano sono un enorme business: come rinunciarvi?

I “sani” interessano solo il mercato della diagnosi precoce (Pap-test, mammografica, colonscopia), e per la “sovradiagnosi”, che consiste nel mettere in evidenza lesioni o tumori che non evolveranno mai nel corso della propria vita (ad es. nel caso della prostata, con i frequenti falsi positivi legati al PSA) ma che, una volta scoperti, ci si sente in obbligo di asportare o di curare con costose terapie.

Dato che la prevenzione primaria non interessa solitamente i manager degli Istituti pubblici – non parliamo di quelli privati e dei politici, che dovrebbero dare un indirizzo ai manager – non resta dunque che fare da soli, esercitando il proprio piccolo-grande “potere”: ognuno di noi, infatti, può informarsi, decidere di non comprare “cibo-spazzatura” o integratori inutili, e ridurre le cause di malattia, che peraltro spesso sono comuni ai tumori e ad altre serie patologie della “civiltà del benessere”.

Le principali conoscenze confermate da decenni di ricerche cliniche ed epidemiologiche sul ruolo dell’alimentazione nella genesi delle malattie croniche possono essere riassunte in poche raccomandazioni: più cereali integrali, più verdura e frutta e, al contrario, meno zuccheri e cereali raffinati, meno carni, latticini e grassi animali, meno sale e meno alimenti conservati sotto sale.

In particolare, chi mangia più verdure si ammala meno di cancro rispetto a chi mangia poche verdure, e ciò vale per la maggior parte dei tumori, soprattutto quelli dell’apparato digerente e di quello respiratorio. Un’alimentazione ricca di verdure – spiega Berrino – può proteggere anche dai tumori dovuti al tabacco o all’inquinamento (ovviamente, entro certi limiti: in pratica, un fumatore può dimezzare il proprio rischio, portandolo da 20 a 10 volte quello di un non fumatore).

I meccanismi attraverso cui le verdure ed i cibi vegetali ci proteggono sono numerosi, ma il più importante – o almeno il più studiato – è legato al loro contenuto di sostanze antiossidanti, che impediscono l’attivazione di molte sostanze cancerogene e proteggono le cellule ed i loro DNA (la molecola che contiene l’informazione genetica) dall’aggressione delle sostanze ossidanti generate dai normali processi metabolici, che tende a fare danni i quali si accumulano nel corso del tempo.

Di tutti i fattori che si sono dimostrati associati a un maggior rischio di cancro, quello più solidamente dimostrato è il sovrappeso: le persone grasse si ammalano di più di tumori della mammella, dell’endometrio, del rene, dell’esofago, dell’intestino, del pancreas, della cistifellea e dell’ovaio. Da qui la raccomandazione di mantenersi snelli per tutta la vita, evitando i cibi ricchi di grassi “cattivi” e di zuccheri, le bevande zuccherate, le carni rosse o lavorate industrialmente.

I cibi a base di zuccheri o ad alto indice glicemico fanno aumentare l’obesità ed il rischio di malattie croniche come la sindrome metabolica (pre-diabete) ed il diabete, tutte e tre condizioni di per sé associate ad un maggior rischio di cancro, di malattie di cuore e di altre malattie croniche. Inoltre, il legame del glucosio e del fruttosio con le proteine favorisce l’invecchiamento dei tessuti e uno stato infiammatorio cronico, che può favorire lo sviluppo del cancro e la sua progressione.

Non a caso, i pazienti oncologici non dovrebbero bere bevande zuccherate (coche, succhi di frutta, aperitivi, etc.). Infatti, uno studio dell’Università di Harvard ha dimostrato che i pazienti operati di tumore al colon che bevono uno o due bicchieri al giorno di bevande zuccherate quasi raddoppiano il rischio di recidive, ed il rischio è ancora maggiore nei pazienti sovrappeso e sedentari. Nelle persone sane, inoltre, il rischio di cancro aumenta linearmente con la circonferenza della vita e con la glicemia.

Un’analisi del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro (WCRF) – intitolata Il cibo, la nutrizione, l’attività fisica e la prevenzione del cancro: una prospettiva globale, scaricabile dal sito www.dietandcancerreport.org – elenca una serie di altre raccomandazioni (oltre a quella di eliminare del tutto le bevande zuccherate, dato che sono una grossa fonte di zuccheri) da seguire per la prevenzione primaria dei tumori sulla base dei risultati della ricerca scientifica.

La vita sedentaria costituisce un’altra causa importante di obesità, ma è una causa di cancro anche indipendentemente dall’obesità. Altri fattori che numerosi studi evidenziano come cause di cancro sono: il consumo di bevande alcoliche; il consumo di carni rosse, soprattutto di carni conservate; il consumo elevato di sale e di cibi conservati sotto sale; il consumo di cereali e legumi contaminati da muffe cancerogene; la contaminazione con arsenico dell’acqua da bere.

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