Età biologica e anagrafica: differenza

Gli studi scientifici hanno dimostrato che la gente invecchia a tassi diversi. La tua età anagrafica (o cronologica che dir si voglia) è, quindi, solo un numero: la tua età biologica – la vera età del tuo corpo – può essere ben diversa e rivelare molto sulla tua salute generale e sul tuo tasso di invecchiamento.

Oggi, dunque, sappiamo che ogni essere umano ha un’età anagrafica – la quantità di tempo in cui una persona è stata viva – e una biologica, e la discrepanza fra le due età può arrivare a 23 anni. Se, ad esempio, anagraficamente avete 38 anni, biologicamente potete averne da 28 a 61, come si può verificare sottoponendo un ampio gruppo di individui a una serie di test: dagli esami del sangue ai test di intelligenza, dalla misura della forza della mano a quello dell’equilibrio su un solo piede.

L’età cronologica non contribuisce necessariamente ai sintomi di invecchiamento che spesso vediamo, non è un determinante della salute. Ad esempio, a causa del nostro uso regolare delle articolazioni del ginocchio, ci si potrebbe aspettare teoricamente che, dopo aver superato una certa età, siamo suscettibili di artrite a causa dell’usura. Ma questo non succede a tutti. Spesso vediamo dei giovani affetti da dolori alle articolazioni mentre un settantenne effettua un ripido trekking.

L’età biologica è una misura più efficace della tua età rispetto alla tua età cronologica. L’età biologica è determinata da vari fattori come lo stile di vita, la genetica, l’esercizio fisico, le abitudini del sonno, e così via. Quindi, sebbene non possiamo eliminare completamente il processo di invecchiamento, possiamo certamente contribuire a rallentarlo ed invecchiare rimanendo sani. L’invecchiamento sano, infatti, dipende non solo dal numero degli anni vissuti, ma anche dalla qualità della vita.

Inoltre, oggi sappiamo – grazie alle moderne tecniche sviluppate dalla medicina – che l’età reale di una persona può essere molto diversa per le differenti parti del corpo, come si può scoprire attraverso l’utilizzo di opportuni marcatori dell’età biologica. Ad esempio, il cervelletto è la parte più giovane dell’organismo, mentre l’obesità accelera l’orologio biologico del fegato. Inoltre, i tessuti tumorali presentano un’età biologica di alcuni decenni superiore a quella dei tessuti sani.

Gli scienziati utilizzano la lunghezza dei “telomeri” (le estremità protettive dei cromosomi) e la cosiddetta “metilazione del DNA” – un meccanismo che “silenzia” i geni, ossia ne impedisce l’attività – per individuare le parti biologicamente più vecchie del corpo umano – e dunque per stimare la differenza di età fra le varie parti ed i vari tessuti del corpo – ma anche come una sorta di “orologio biologico” per poter stimare la differenza fra l’eta biologica e l’età anagrafica di una persona.

Di recente, c’è stato uno studio interessante sull’età biologica che non ha incentrato la sua ricerca di invecchiamento sui soggetti più anziani, ma ha analizzato in dettaglio il processo di invecchiamento nei giovani, e quindi costituito una base per elaborare terapie preventive per le malattie legate all’età. Esso è stato effettuato su una coorte di quasi 1.000 partecipanti nati in Nuova Zelanda nel 1972 e nel 1973, che sono stati sottoposti ad una vasta sperimentazione all’età di 26, 32 e 38 anni.

Questi test hanno misurato 18 differenti marcatori biologici che costituiscono ciascuno un “pezzo del puzzle” invecchiato. La salute dei sistemi polmonari, parodontali, cardiovascolari, renali, epatici e immunitari di ciascun partecipante è stata valutata utilizzando tali biomarcatori. Con tali risultati, i ricercatori hanno calcolato un’età biologica per ciascun partecipante e poi confrontato le variazioni di queste misurazioni nel tempo, quantificando così il ritmo dell’invecchiamento.

La maggior parte dei partecipanti è risultata avere età biologiche simili alla loro età cronologica, ma si è scoperto che alcuni partecipanti sono invecchiati fisiologicamente fino a 3 anni nel corso di un solo anno solare. Inoltre, gli scienziati hanno trovato che i partecipanti con un tasso accelerato di invecchiamento hanno avuto peggiori prestazioni nelle valutazioni fisiche e cognitive.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *