Integratori omega 3: fanno bene?

State prendendo integratori omega-3 perché pensate che ciò possa prevenire attacchi cardiaci o ictus fatali? Allora una domanda che vi sarete posti è: ma le affermazioni sull’utilità per la salute dell’olio di pesce e di altri alimenti naturalmente ricchi di omega-3, si applicano anche agli integratori?

Decenni fa, i ricercatori hanno osservato che le comunità che mangiano pesce hanno tassi molto bassi di attacchi cardiaci e ictus. In seguito si è capito che ciò è dovuto in parte al consumo di omega-3, ed ha portato ad ulteriori studi. Si è così scoperto, ad esempio, che gli omega-3 contenuti nell’olio di pesce assunto attraverso la dieta possono abbassare del 15-30% livelli elevati di trigliceridi: avere livelli elevati di questi ultimi, ci mette a rischio di malattie cardiache.

In alcune persone, gli omega-3 possono abbassare anche il colesterolo LDL (o colesterolo “cattivo”). Tuttavia, le prove sono mescolate e alcuni studi in realtà trovano aumenti di LDL. È interessante notare che, nonostante tutti questi effetti benefici su numerosi fattori di rischio delle malattie cardiache, non ci sono prove convincenti che gli integratori di omega-3 possono prevenire attacchi cardiaci o ictus: molti studi non trovano un vantaggio nell’usarli  per ridurre il rischio di tali patologie.

Le persone che adottano una dieta ad alto contenuto di pesci hanno effettivamente un rischio minore di attacchi di cuore e di ictus in molti studi osservazionali. Ma quegli studi, che osservano un rischio minore nei mangiatori di pesce, non possono da soli dimostrare il legame tra la causa e l’effetto. I pesci possono infatti sostituire i cibi come la carne rossa, che al contrario aumentano il rischio; oppure i mangiatori di pesce possono avere altri comportamenti che riducono il rischio.

Per dimostrare il legame fra la causa e l’effetto, i ricercatori hanno bisogno di un processo che assegna a caso le persone che devono prendere un placebo e quelle che devono assumere pillole con olio di pesce. Le pillole vengono utilizzate poiché è difficile trovare un placebo per il salmone o il tonno e ci sono prove che sono i grassi omega-3 presenti nell’olio di pesce a proteggere il cuore.

Questi tipi di studi randomizzati e controllati sugli effetti dell’assunzione di olio di pesce condotti anni fa in Italia e in Giappone sembrano mostrare che l’olio di pesce protegge il cuore. Ad esempio, uno studio chiamato “GISSI Prevenzione” (dove la sigla GISSI sta per “Gruppo Italiano per lo Studio della Sopravvivenza nell’Infarto miocardico), realizzato in collaborazione con l’Istituto Mario Negri, ha testato l’olio di pesce su circa 11.000 uomini e donne che avevano già subito un infarto.

Dopo 3 anni e mezzo, il rischio di morte per un improvviso attacco cardiaco di morte è stato inferiore del 45% per quei pazienti partecipanti allo studio che avevano assunto EPA e DHA (ovvero due dei tre acidi grassi della famiglia omega-3) rispetto a quelli che non avevano preso pillole. Tuttavia, più recenti studi randomizzati stanno dando dubbi sui benefici dei grassi omega-3 per il cuore.

Uno studio più recente effettuato in Italia ha assegnato in modo casuale a circa 12.500 uomini e donne a rischio di attacchi cardiaci 1.000 mg di olio di pesce oppure un placebo, il tutto per un periodo di 5 anni. Il risultato è stato che chi prendeva l’olio di pesce aveva altrettanta probabilità di soffrire di attacchi di cuore o di ictus o di morire di malattie cardiache come chi prendeva i placebo.

Questi studi sono però stati fatti su persone con una storia di attacco cardiaco o su coloro che hanno un rischio elevato di malattie cardiache. Molti di loro stanno quindi assumendo statine, aspirina, ACE-inibitori e altri farmaci che riducono il rischio di malattie cardiache. E poiché alcuni farmaci funzionano attraverso meccanismi simili a quelli usati dall’olio di pesce, possono ridurre il rischio tanto che l’aggiunta di olio di pesce al mix non riduce ulteriormente il rischio di malattie cardiache.

La questione chiave è dunque capire se l’olio di pesce aiuta le persone a rischio medio che non stanno assumendo farmaci per malattie cardiovascolari. Per scoprirlo, lo studio VITAL – effettuato negli Stati Uniti dal Brigham and Women’s Hospital, affiliato dell’Harvard Medical School, ha fornito 1.000 mg al giorno dei due principali grassi omega-3 nell’olio di pesce, EPA e DHA, a 25.000 uomini e donne senza una storia di malattia o di ictus o di cancro. I risultati sono attesi nel corso del 2017.

Ad ogni modo, oggi sappiamo che vi è un’ampia variazione nei livelli di omega-3 nel sangue raggiunti tra gli individui in risposta a una dose determinata di un integratore di omega-3. Ciò spiegherebbe perché alcune indagini riportano un rischio di malattie cardiovascolari ridotto associato al consumo di pesce o di olio di pesce (integratori) mentre altri studi non riferiscono alcun beneficio.

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