Mammografia: come funziona e ci si prepara

La mammografia è un tipo specifico di imaging del seno che utilizza raggi X a bassa dose per rilevare il cancro prima che le donne sperimentino sintomi, quando dunque è più trattabile.

La mammografia svolge un ruolo centrale nell’individuazione precoce dei tumori della mammella perché può mostrare cambiamenti nel seno fino a due anni prima che tu o il tuo medico li possiate notare. Gli esperti raccomandano mammografie annuali per le donne di oltre 40 anni, o anche prima per le donne che hanno una storia personale o familiare di cancro al seno.

Non pianificare la mammografia per la settimana prima del ciclo mestruale se i seni sono di solito turgidi durante questo periodo. Il momento migliore per una mammografia è una settimana dopo il tuo ciclo. Informa sempre il medico o il tecnico radiologo se c’è la possibilità che tu sia incinta.

Se possibile, porta una copia delle mammografie precedenti e mettile a disposizione del radiologo il giorno dell’esame. Lascia i gioielli a casa e indossa abiti sciolti e comodi. Inoltre, non utilizzare deodoranti, e non applicare polvere di talco o lozioni sotto le braccia o sul seno, in quanto potrebbero apparire come macchie di calcio sul mammogramma e interferire con una corretta diagnosi.

La mammografia viene eseguita su base ambulatoriale. Durante la mammografia, un tecnico radiologo qualificato posizionerà il seno nell’unità mammografica. Il tuo seno sarà posto su una piattaforma speciale e compressa con una paletta di plastica trasparente. Il tecnico gradualmente comprimerà il seno, dopodiché ti chiederà di cambiare posizione tra un’immagine e l’altra.

La compressione del seno serve affinché tutti i tessuti possano essere visualizzati al meglio, in modo che le piccole anomalie più inclini ad essere nascoste sovrastino il tessuto mammario. Inoltre, consente l’impiego di una dose inferiore di raggi X in quanto viene attraversato uno strato più sottile di tessuto mammario.
Il seno va però tenuto fermo per minimizzare la sfocatura dell’immagine.

Le immagini di routine che vengono prese sono una vista dall’alto al basso e una vista laterale angolata. Il medesimo processo verrà ripetuto per l’altro seno. Se si effettua una tomosintesi del seno, vengono ottenute anche delle immagini bidimensionali o vengono create delle immagini 3-D sintetiche. Il processo di esame dovrebbe richiedere in tutto circa 30 minuti al massimo.

Dal 5 al 15% delle mammografie di screening risultano “falsi positivi” (o falsi allarmi), cioè richiedono ulteriori esami quali mammografie aggiuntive o ultrasuoni. La maggior parte di questi esami risulta essere normale. Se risultano invece anormali, può essere necessario eseguire un follow-up o una biopsia. La maggior parte delle biopsie conferma che nessun tumore è presente.

Si stima che una donna che esegue una mammografia annuale tra i 40 ed i 49 anni abbia una probabilità del 30 percento di avere un risultato falso positivo a un certo punto di quel decennio, e circa un 7-8 percento di probabilità di avere necessità di una biopsia del seno entro questo periodo di 10 anni.

La mammografia convenzionale usa i raggi X per eseguire le radiografie, il che comporta l’esposizione di una parte del corpo ad una piccola dose di radiazioni ionizzanti per produrre immagini dell’interno del corpo. I raggi X sono la forma più antica e più utilizzata di imaging medico. Un recente progresso nella mammografia è dato dalla cosiddetta “mammografia digitale”.

La mammografia digitale – chiamata anche mammografia digitale a campo pieno – è una tecnica in cui la lastra esposta ai raggi X è sostituita da una elettronica che converte i raggi X in immagini mammografiche del seno. Questi sistemi sono simili a quelli presenti nelle fotocamere digitali e la loro efficienza consente di avere immagini migliori con una minore dose di radiazioni.

Queste immagini del seno vengono poi trasferite a un computer per essere riesaminate dal radiologo e per l’archiviazione a lungo termine. L’esperienza del paziente durante un mammografia digitale è simile a quella di una mammografia convenzionale. In entrambi i tipi di tecniche, appositi software sofisticati possono aiutare il medico a individuare la presenza di un piccolo cancro.

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