Pulsossimetro: a cosa serve e come si usa

Oggi esistono in commercio dei dispositivi, anche a bassissimo costo (se acquistati dall’Asia tramite siti come Banggood o similari), chiamati “pulsossimetri”, che si applicano a un dito e permettono di misurare due importanti parametri: la frequenza cardiaca e la saturazione dell’ossigeno arterioso (SpO2).

Pertanto questi dispositivi sono ottimi per sportivi dilettanti e persone normali che vogliono monitorare in modo semplice ed economico questi parametri – in particolare la frequenza cardiaca, per lavorare nella propria “zona target” – ad es. durante un esercizio fisico oppure un’attività ludica o sportiva di una qualche intensità (camminata veloce, corsa, bicicletta, trekking, calcio, tennis, etc.).

Conoscere la frequenza cardiaca può essere molto utile quando fate esercizio fisico, perché via aiuta a sapere se il vostro allenamento è abbastanza intenso da fornire benefici per la salute (ad es. per dimagrire o per l’apparato cardiovascolare), ma non così intenso da causare problemi di salute. Tale livello ideale è noto come “zona target aerobica”, che è circa il 60-80% della frequenza cardiaca massima (quest’ultima si ottiene sottraendo la propria età a 220 se maschi od a 226 se femmine).

Al contrario, per una persona normale c’è poca utilità nel monitorare la propria frequenza cardiaca ogni minuto della giornata – ovvero quando non si fa esercizio fisico o sport, o almeno non si cammina velocemente – anche se ciò potrebbe soddisfare la propria curiosità.

Questo perché la frequenza cardiaca fluttua naturalmente durante il giorno, da circa 60 a 100 battiti al minuto, a seconda di quello che stai facendo. I valori normali della frequenza cardiaca per gli adulti a riposo (misurata la mattina prima di scendere dal letto) sono sui 60-80 battiti al minuto, che scendono a 40-60 bpm per individui/atleti altamente allenati.Tuttavia, il monitoraggio delle proprie attività con un monitor di frequenza cardiaca può motivare la gente ad essere fisicamente più attiva.

I cardiofrequenzimetri da polso sono, in generale, poco accurati e sconsigliabili (in quanto spesso sottostimano la frequenza cardiaca, il che può essere molto pericoloso), mentre i cardiofrequenzimetri a fascia toracica sono estremamente precisi. Quelli che, invece, utilizzano il dito – categoria nella quale rientrano i pulsossimetri in commercio – sono una ragionevole via di mezzo, ed in genere usano come batterie le ministilo AAA (anche ricaricabili), un vantaggio non trascurabile.

È inoltre possibile utilizzare l’ossimetro contenuto nel pulsossimetro per misurare il livello di saturazione dell’ossigeno arterioso non solo durante lo sport e le attività ad alta quota, ma in qualsiasi momento, ad esempio a casa, al lavoro o durante la ricreazione. Esso aiuta a monitorare la propria capacità di tollerare l’attività svolta, può aiutare a gestire l’asma e l’uso di ossigeno supplementare.

Infatti, un livello di ossigeno superiore al 95% è generalmente considerato un livello di ossigeno normale. Un livello di ossigeno del 92% o meno (a livello del mare) indica un basso livello di ossigeno nel sangue. La frequenza cardiaca aumenta con l’esercizio fisico, mentre la saturazione dell’ossigeno può diminuire leggermente (dovrebbe comunque rimanere al 90% o superiore).

In generale, l’obiettivo è mantenere la saturazione dell’ossigeno oltre il 90% in tutte le attività. Spesso è necessario più ossigeno durante l’attività fisica, che può includere le attività della vita quotidiana. Più ossigeno è spesso necessario quando si viaggia su un aereo. Con la guida del medico è possibile utilizzare il proprio ossimetro per aiutarvi a regolare il flusso di ossigeno supplementare.

Il valore della saturazione dell’ossigeno  corrisponde alla percentuale di molecole di emoglobina che trasportano ossigeno in proporzione al numero totale di molecole di emoglobina. Da un lato, la clip del pulsossimetro contiene una forte sorgente luminosa che brilla attraverso il dito. Dall’altra parte, un sensore misura quale percentuale della luce penetra attraverso il dito e quale è invece assorbita. La percentuale di luce che penetra nel dito dipende dal livello di saturazione del sangue.

Inventato da Nonin nel 1995, il pulsossimetro da dito ha ampliato la disponibilità della pulsossimetria, permettendo il monitoraggio del paziente ovunque. Esso si attacca in modo indolore ad una punta delle dita della mano. I pulsossimetri più economici si limitano a misurare frequenza cardiaca e saturazione dell’ossigeno arterioso, ed a mostrare tali parametri sul display.

Ma alcuni modelli ben più costosi – usati ad es. dagli atleti e dai piloti di aerei – possono mostrare anche parametri diversi, quali ad es. l’Indice di Perfusione e l’Indice di Variabilità Pletismografia. Inoltre, questi modelli più sofisticati possono essere interfacciati allo smartphone tramite un’app, che di solito può mostrare un grafico dei valori, traendo il massimo dal dispositivo.

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