Vegetariani vivono più a lungo?

C’è uno studio continuo sui vantaggi e gli svantaggi delle diete vegane e vegetariane. In generale, la maggior parte degli studi dimostra che vegani e vegetariani sono altrettanto sani – se non più sani – rispetto alle loro controparti che mangiano anche la carne.

Molti studi scientifici hanno trovato vantaggi cardiovascolari per entrambe le diete, e alcuni suggeriscono che c’è un minore rischio di cancro tra i vegani ed i vegetariani. È interessante notare che il vegetariano medio risulta – dall’esperienza medica – molto più sano dell’occidentale medio, probabilmente a causa del fatto che consuma molte più verdure ed evita molti alimenti trasformati.

Nel complesso, determinare se le diete vegane e vegetariane influenzano direttamente la salute a lungo termine risulta difficile. I diversi tipi di vegetariani ad es. sono stati raramente studiati confrontandoli fra loro, e d’altra parte vegani e vegetariani spesso tendono ad essere più ricchi o sensibili alla salute, ed entrambi questi fattori influenzano positivamente gli esiti a lungo termine.

Un ampio studio pubblicato sul JAMA Internal Medicine – un giornale dell’associazione medica americana – nel giugno 2013 mostra che i vegetariani vivono più a lungo di chi mangia anche la carne e ha circa il 20% meno probabilità di morire per malattie cardiache. Altri risultati chiave di tale studio includono i seguenti:

  • I vegetariani seguiti nello studio hanno registrato un numero di decessi inferiore del 12% durante il periodo dello studio (sei anni), durante i quali sono state monitorate 73.308 persone.
  • Nel gruppo vegetariano vi sono stati meno decessi per diabete e per insufficienza renale.
  • L’assunzione di calorie non sembra aver importanza. I diversi gruppi partecipanti hanno generalmente mangiato ogni giorno la stessa quantità di calorie.
  • Il vantaggio della dieta vegetariana è apparso più forte negli uomini rispetto alle donne.
  • Il cancro ha colpito sia i vegetariani che i non-vegetariani in misura all’incirca uguale.

Chi contesta questo tipo di studio afferma che la correlazione trovata non implica una causalità, e che la più lunga durata di vita dei vegetariani potrebbe anche essere attribuita al fatto che il gruppo vegetariano ha la tendenza a fare maggiore esercizio fisico, a sposarsi, a consumare meno alcool ed a fumare meno rispetto al gruppo di persone che mangiano anche la carne.

Anche il rovescio della medaglia è però vero: coloro che si impegnano in comportamenti alimentari percepiti come malsani hanno maggiori probabilità di impegnarsi in altri comportamenti malsani per quanto riguarda il proprio stile di vita. La presenza di questo pregiudizio è una delle ragioni principali per cui è difficile dedurre la causalità dagli studi osservazionali.

Per esempio, supponiamo che uno studio dimostri che mangiare carni trasformate come pancetta e hot dog aumenti il rischio di malattie cardiache. Diciamo anche che, come prevede il pregiudizio appena illustrato, coloro che mangiano più bacon e hot dog mangiano anche una farina molto più raffinata, zucchero e oli di sementi industriali e molto meno frutta fresca, verdura e fibra solubile. Inoltre, bevono e fumano di più, fanno meno esercizio fisico e non si prendono cura di se stessi.

Come sappiamo allora che è la carne lavorata che aumenta il rischio di malattie cardiache piuttosto che queste altre cose, o forse una combinazione di queste altre cose con la carne lavorata? Un modo per rispondere a questa domanda è progettare uno studio che tenti di controllare almeno alcuni dei pregiudizi. In altre parole, invece di confrontare il mangiatore “medio” (che tende ad essere meno sensibile alla salute) con il vegetariano “medio” (che tende ad essere più attento alla salute), che succede quando si confrontano vegetariani e omnivori che sono entrambi attenti alla salute?

Uno studio pubblicato nel 1996 ( dal titolo “Dietary habits and mortality in 11,000 vegetarians and health conscious people: results of a 17 year follow up”) ha fatto proprio questo, confrontando la mortalità di 4336 uomini e 6436 donne del Regno Unito che hanno acquistato nei negozi di alimenti biologici (sia vegetariani che onnivori) con la mortalità di persone della popolazione generale.

Da questo studio osservazionale che ha seguito le persone per 17 anni, è risultato che sia i vegetariani che gli omnivori del gruppo di persone attente alla salute vissero più a lungo delle persone della popolazione generale (e la mortalità dei vegetariani è risultata circa la metà di quella della popolazione generale), ma non c’era alcuna differenza di sopravvivenza tra vegetariani o omnivori, né c’era alcuna differenza nei tassi di malattie cardiache o ictus tra i due gruppi.

Secondo il medesimo studio, nel gruppo di individui attenti alla salute, è risultato che il consumo giornaliero di frutta fresca è associato a una ridotta mortalità da malattie cardiache ischemiche, malattie cerebrovascolari e da tutte le cause combinate. In altre parole, gli onnivori che sono attenti alla salute risultano vivere quanto i vegetariani che sono attenti alla salute.

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