Fibrinogeno: valori normali e in caso di infiammazione

L’esame del fibrinogeno viene utilizzato per valutare il livello di fibrinogeno nel sangue, una proteina – prodotta nel fegato e rilasciata nel plasma sanguigno – essenziale per la formazione dei coaguli di sangue, la quale viene suddivisa in fibrina dall’enzima trombina per formare, appunto, i coaguli.

In pratica, quando si verifica – ad esempio – un infortunio e del sanguinamento, il corpo forma un coagulo di sangue attraverso una serie di passaggi a cascata attivati presso il sito interessato, ed iniziati dalle piastrine, che fanno coagulare il sangue a contatto con l’aria. In uno degli ultimi passaggi, il fibrinogeno solubile viene convertito in filamenti di fibrina che si incrociano insieme per formare una rete che si stabilizza e aderisce al sito della lesione fino a quando la zona viene guarita.

Il fibrinogeno è un reagente cosiddetto “a fase acuta”, il che significa che i livelli elevati di fibrinogeno possono essere osservati nelle seguenti condizioni: Infiammazione; Danno tissutale / trauma; Infezione; Cancro; Sindrome coronarica acuta; Ictus; Condizioni infiammatorie.

I risultati normali dell’attività fibrinogena riflettono la normale capacità di coagulazione del sangue. Dei livelli di fibrinogeno bassi (<100 mg/dL) sono associati a vari tipi di patologie: Afibrinogenemia cronica; Ipofibrinogenemia cronica; Malattia del fegato a fine stadio; Malnutrizione grave cronica; Coagulazione intravascolare disseminata acuta; Fibrinolisi anormale acuta.

Livelli di fibrinogeno elevati (>343 mg/dL) sono invece associati, fra le altre, alla malattia cardiovascolare. Ma il livello di fibrinogeno può venire innalzato da qualsiasi tipo di infiammazione, come ad esempio quella del tessuto gengivale durante la fase iniziale della malattia parodontale.

Per una prima interpretazione dei risultati dei vostri esami del sangue, può risultare senz’altro utile sapere che l’intervallo di riferimento per i diversi esami possibili del fibrinogeno risulta essere il seguente: Fibrinogeno: 200-375 mg/dL negli uomini e 200-430 mg/dL nelle donne; Antigene fibrinogeno: 149-353 mg/dL; Rapporto funzionale antigene/fibrinogeno: 0,59-1,23.

Ricordiamo che l’intervallo di riferimento – che può cambiare leggermente da laboratorio a laboratorio – esprime l’intervallo entro cui si collocano i valori di quest’esame di laboratorio per la maggior parte degli individui di un gruppo che si ritiene rappresenti una popolazione “normale” e sia stato sottoposto all’esame. Un piccolo numero di individui normali hanno quindi valori che cadono fuori dall’intervallo di riferimento, e non ha senso parlare di valori “normali” ma solo “di riferimento”.

L’esame dell’antigene fibrinogeno viene occasionalmente richiesto come un esame di follow-up per determinare se la diminuzione dell’attività fibrinogena sia dovuta a insufficienza del fibrinogeno o ad un fibrinogeno disfunzionale (causato da disfibrinogenemia ereditaria o acquisita).

A volte, un medico può richiedere il rapporto fra il livello dell’antigene e quello del fibrinogeno, ovvero il cosiddetto “rapporto funzionale antigene/fibrinogeno”. Ciò contribuisce a distinguere la disfibrinogenemia (alto rapporto) dall’ipofibrinogenemia (rapporto prossimo a 1).



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