Infiammazione cronica e tumore: un rapporto pericoloso

L’infiammazione cronica è uno dei principali fattori di rischio per i tumori. Gli altri importanti fattori di rischio per il cancro sono: età, alcool, stress ossidativo, sostanze cancerogene, dieta, ormoni, immunosoppressione, agenti infettivi, obesità, radiazioni, luce del sole, tabacco.

L’infiammazione è una risposta normale – fisiologica e protettiva – dei tessuti, che non crea problemi per brevi periodi di tempo ma che, se è costantemente attiva sul lungo termine (appunto, cronica), risulta deleteria. Non a caso, l’infiammazione cronica è la causa prima di moltissime malattie: non soltanto tumorali, ma anche cardiovascolari, neuro-degenerative, etc.

Si noti che, nell’infiammazione cronica, il processo infiammatorio può iniziare anche se non vi sono lesioni e non termina quando dovrebbe. Perché l’infiammazione continua non è sempre noto. L’infiammazione cronica può essere causata da infezioni che non vanno via, da reazioni immunitarie anormali ai tessuti normali oppure da condizioni come l’obesità e l’essere sovrappeso.

L’infiammazione cronica eleva i livelli di molti prodotti creati dal danno ossidativo del DNA nelle cellule umane. I radicali liberi e altre specie reattive vengono infatti costantemente generati nel nostro organismo e causano danni ossidativi alle molecole di DNA contenute nelle nostre cellule. Il fumo di sigarette, le radiazioni e molti altri agenti cancerogeni, e anche una dieta ad alto contenuto di grassi, sembrano accelerare tali danni sia negli animali di laboratorio che nell’uomo.

Le proprietà antiinfiammatorie di alcuni cibi contribuiscono a ridurre il rischio di “infiammazione cronica”, mentre le proprietà antiossidanti di altri cibi contribuiscono a ridurre il rischio di “stress ossidativo cronico”. E sono proprio questi due tipi di rischio che, se combinati, rappresentano la più grande minaccia per lo sviluppo del cancro, come ad es. il cancro alla prostata ed il cancro al seno.

Per tenere bassi i livelli di infiammazione, dobbiamo evitare i cibi animali (eccetto il pesce), lo zucchero e tutti i cibi che presentano un alto carico glicemico. Hanno invece un’azione anti-infiammatoria i cereali integrali e molti altri alimenti vegetali, in particolare quelli che contengono grassi omega-3 (come, oltre al pesce, le noci, la frutta secca, i semi di lino, etc.), le cipolle, le mele e le verdure, con l’eccezione delle solanacee (pomodori, melanzane, peperoni ), che è meglio evitare.

Si noti, però, che i grassi omega-3 non devono essere ossidati, altrimenti accresceranno lo stress ossidativo, cosa indesiderabile. Anche molti oli di pesce assunti come integratori di omega-3 sono ossidati o fatti con ingredienti di scarsa qualità e possono in realtà causare problemi di salute anziché risolverli. Occhio pure agli oli vegetali ossidati: dati da mangiare agli animali di laboratorio, hanno portato ad infiammazione ed aumentato il rischio di diabete e malattie cardiovascolari.

Alcune molecole – come la proteina C-reattiva e il fibrinogeno – possono essere facilmente misurate con esami del sangue per monitorare i livelli di infiammazione dell’organismo. Il fibrinogeno alto può essere il sintomo di una malattia o della predisposizione ad ammalarsi. Anche la VES è un esame relativamente semplice, poco costoso e non specifico utilizzato da molti anni per aiutare a individuare infiammazioni associate a condizioni come infezioni, tumori e malattie autoimmuni.

Generalmente, la VES è un parametro che non cambia rapidamente come la proteina C-reattiva, sia all’inizio dell’infiammazione che quando quest’ultima si risolve. La proteina C-reattiva, inoltre, non è influenzata da molti altri fattori come la VES, rendendola un miglior indicatore di infiammazione. Tuttavia, poiché la VES è un esame di facile esecuzione, molti medici ancora la usano come esame iniziale quando pensano che un paziente abbia un’infiammazione.



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