Integratori alimentari: fanno male alla salute?

Quello degli integratori alimentari è uno dei tanti business cresciuti quasi esponenzialmente nel mondo della medicina. All’inizio, nacque quello delle vitamine e dei minerali. Poi, quando negli anni ’70 si scoprì che l’azione dei pericolosi radicali liberi veniva ostacolata dagli antiossidanti, sorse quello degli antiossidanti in pillola per integrare la dieta con essi, piuttosto che con i cibi che li contengono.

Ma il noto epidemiologo Franco Berrino, nel suo libro Il cibo dell’uomo, dedica un capitolo all’argomento “(Dis)integratori alimentari”, e già il titolo è tutto un programma. Berrino sottolinea come decine di studi di chemioprevenzione, condotti somministrando pillole di integratori vitaminici o minerali o – in seguito – di antiossidanti, abbiano dato purtroppo risultati deludenti (anzi, in alcuni casi i risultati sono stati addirittura opposti a quelli desiderati), per cui suggerisce in pratica di ridurne l’uso.

In effetti, anche se gli affari sono affari, non vi è alcuna ragione per cui dobbiamo preferire un integratore vitaminico o minerale all’assunzione delle stesse sostanze attraverso una dieta sana ed equilibrata. Idem per gli antiossidanti in pillola o gli estratti, concentrati o liofilizzati di frutta o verdura. Anzi, chi adotta un’alimentazione varia riduce il suo rischio di ammalarsi molto meglio.

Questo perché l’esperienza ha dimostrato che – come spiega Berrino – “non siamo in grado di catturare in una pillola la meravigliosa complessità della natura e che corriamo dei rischi, in particolare quando usiamo alte dosi rispetto a quanto l’uomo può assumere col cibo”. In altre parole, se una sostanza fa bene, non è detto che continui a far bene se l’assumiamo in grandi quantità.

Un esempio particolarmente interessante in tal senso e citato nel libro in questione è stato lo studio SUVI-MAX (acronimo francese che sta per “integrazione con vitamine e minerali”), effettuato in Francia su ben 13.000 volontari, metà dei quali assumevano quotidianamente una pillola con un cocktail a bassa dose – pari alla dose che si raccomanda di assumere con la dieta – di vitamine e minerali (vitamina E, vitamina C, betacarotene, selenio e zinco) e metà un placebo.

Ebbene, nonostante l’ipotesi di lavoro fosse che questo trattamento avrebbe ridotto l’incidenza di tumori, il risultato fu invece che non si osservò alcun effetto significativo. Pertanto, meglio evitare integratori di minerali e di vitamine con alte dosi, e vale la raccomandazione del World Cancer Reserach Fund (WCRF) di trarre tutte le sostanze di cui abbiamo bisogno dai cibi – con una grande varietà di cibi di provenienza vegetale – e non da integratori, così saremo sicuri di non esagerare con le dosi.

Anche nel caso degli antiossidanti, l’uso di integratori per la prevenzione del cancro non ha sortito gli effetti sperati. Ad esempio, l’insorgenza del tumore al polmone nei fumatori è contrastata soprattutto da una dieta con frutta e verdura ad alto contenuto di beta-carotene, un antiossidante. Quando però si è tentata la prevenzione attraverso un integratore di beta-carotene, è stato un flop.

Infatti, in Finlandia 30.000 volontari, forti fumatori, sono stati divisi in due gruppi: ad uno sono state date dosi farmacologiche di beta-carotene (in pillole da 25 mg assunte quotidianamente), mentre ad un altro gruppo fu dato un placebo. Lo studio venne interrotto dopo 8 anni, quando fu chiaro che, al contrario di quanto atteso, il beta-carotene assunto come integratore era associato a una frequenza maggiore del 18% del cancro al polmone e anche ad una maggiore incidenza d’infarto.

Non ha particolare senso neppure assumere integratori di una o più delle sostanze protettive che oggi conosciamo: resveratrolo (uva rossa e vino rosso), licopene (pomodori), curcumina (curcuma), catechine (tè verde), fisetina (fragole), quercetina (cipolle e mele), antocianine (mirtilli), solforafano (verdure crucifere), isoflavoni (soia), etc. Meglio, invece, una dieta sana e varia come quella mediterranea, in cui assicureremo però la presenza degli alimenti che contengono queste sostanze.

La dieta mediterranea, verosimilmente, ci protegge dal cancro e dalle malattie croniche attraverso numerosi meccanismi attivati dal meraviglioso cocktail di sostanze protettive presenti nel cibo vegetale e che non siamo in grado di sintetizzare nelle pillole. Queste sostanze – vitamine antiossidanti, polifenoli, carotenoidi, anti-infiammatorie, antiproliferative, proapoptotiche, etc. – agiscono sul DNA modificando l’espressione di specifici geni, compresi quelli dell’invecchiamento.

Insomma, meglio rivolgersi ai sani cibi naturali, senza peraltro lasciarsi condizionare dalle “mode”. È vero, ad esempio, che i semi di chia contengono omega-3 e che le bacche di goji sono ricche di antiossidanti – solo per citare due “supercibi” di moda – ma possiamo proteggerci anche senza alimentare questo ennesimo business, essendoci già abbastanza antiossidanti in frutta e verdura e omega-3 nella frutta secca e (per chi lo contempla nella propria dieta) nel pesce e nei frutti di mare.



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