Mele: a cosa fanno bene?

Che le mele facciano bene non c’è dubbio: tutti hanno in mente il detto “una mela al giorno toglie il medico di torno”. Ma cosa ci dice la scienza a riguardo? Perché ed a cosa le mele fanno bene?

Le mele contengono la fisetina, una molecola che si trova anche nei cachi e nelle fragole, e che sembra riprodurre sui geni della longevità gli effetti del digiuno, cioè di una “restrizione calorica”, che in generale sugli animali di laboratorio si traduce – oltre che, evidentemente, in un calo del peso corporeo – in una vita più lunga del normale ed in una minore incidenza delle patologie legate all’invecchiamento (cancro, malattie cardiovascolari, diabete, Alzheimer, etc.).

Infatti, la fisetina “accende”  il Sir2, un gene della longevità identificato nel 1995 negli organismi inferiori, e che nei mammiferi si chiama Sirt: la sigla “Sir” sta per Silent Information Regulator, perché fra le azioni di questo gene vi è quella di silenziare le vie genetiche dell’invecchiamento. Inoltre, attivando tale gene, la fisetina tende a inibire l’espressione di Tor, uno dei principali geni che accelerano l’invecchiamento nell’uomo. Difatti, entrambi i geni regolano la stessa funzione: il metabolismo.

Inoltre, secondo un articolo di rassegna pubblicato nel 2013, che ha valutato vari studi in vitro, la fisetina è una sostanza che ha proprietà anti-cancro, in quanto ferma la proliferazione delle cellule tumorali e favorisce anche in quelle cellule la cosiddetta “apoptosi”, che è la morte programmata delle cellule, la quale viene meno nelle cellule del cancro, che sono una sorta di cellule “impazzite”.

Oltre alla fisetina, le mele contengono anche altre due molecole “di lunga vita”: la quercetina e (quando la buccia è rossa) le antocianine. Anche le antocianine – secondo gli esperimenti effettuati in laboratorio sugli animali – inibiscono il gene Tor; mentre la quercetina protegge i topi dall’aumento di peso, dalla perdita di sensibilità all’insulina e dalla diminuzione della tolleranza al glucosio, e un’alimentazone ricca di quercetina è un buon modo per salvaguardare la salute del sistema cardio-vascolare.

Dunque, le mele contengono da un minimo di 2 a un massimo di ben 3 delle 7 diverse molecole “smart” contenute nei 20 cosiddetti “Longevity Smartfood” descritti nel libro La Dieta Smartfood di Eliana Liotta (giornalista e blogger), Pier Giuseppe Pelicci (direttore della ricerca all’IEO, l’Istituto Europeo di Oncologia, che ha sede a Milano) e Lucilla Titta. Si tratta di alimenti comuni ma al tempo stesso dimostratisi speciali, in quanto, in qualche modo frenano i geni dell’invecchiamento.

Pelicci è diventato noto al grande pubblico nel 1999, quando l’equipe da lui guidata all’IEO è riuscita a prolungare del 30%, l’esistenza dei topi di laboratorio, dimostrando per prima al mondo che i geni gerontogeni esistono anche nei mammiferi. La Titta è invece una nutrizionista che studia le correlazioni fra alimentazione e salute, con particolare attenzione alla divulgazione scientifica intesa come strumento di prevenzione, e coordina all’IEO il Progetto Smartfood, che è al centro del libro.

Oltre ai suddetti vantaggi evidenziati dalla nascente disciplina della nutrigenomica, le mele (soprattutto nella buccia) contengono polifenoli, che – come spiega nel libro la Liotta – creano “un piccolo scudo contro i fattori di rischio cardiovascolare”. Inoltre la pectina, un tipo di fibra di cui è ricca la mela (e ancora di più la sua buccia) costituisce un formidabile “acchiappa-colesterolo”.

Come cilegina sulla torta, la mela svolge altre funzioni utili: aiuta a combattere la stipsi – essendo ricca di fibre solubili che hanno la capacità di trattenere l’acqua e dunque di gonfiarsi molto, saziandoci quando sentiamo fame – ed a prevenire o risolvere i problemi di diarrea, dato che queste fibre sono altamente fermentabili e favoriscono lo sviluppo di microbi benefici nell’intestino.



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