Perché la dieta moderna è dannosa e tossica

Rispetto al passato, la qualità della nostra dieta moderna – complice l’industrializzazione della produzione del cibo ed il diffondersi di cattive scelte e abitudini alimentari – è drammaticamente peggiorata: infatti, si è assai impoverita di nutrienti (in particolare fibre, vitamine e nutrienti vegetali), mentre è rimasta ricca di calorie. Ed è dominata da cibi raffinati, ricchi di zucchero e grassi idrogenati.

La raffinazione dei cibi favorisce le “epidemie” di oggi – aterosclerosi, diabete, osteoporosi, cancro, Alzheimer, etc. – come dimostrano le ricerche che ne mostrano una minore incidenza nei consumatori abituali di cereali integrali, ed è illusorio pensare che si possa sostituire la naturale ricchezza di sostanze nutritive che si perde con la raffinazione “fortificando” i cibi con una manciata di minerali e vitamine, oppure modificandone i geni per aumentare questa o quella sostanza.

Lo zucchero e le bevande zuccherate, invece, favoriscono il prediabete, il diabete e l’infiammazione, che può a sua volta favorire la genesi del cancro e di altre patologie. Inoltre, chi mangia molti zuccheri (come ad esempio quelli che mettiamo nel caffè o presenti in croissant, torte, gelati, merendine, succhi e bibite varie) tende a ingrassare, soprattutto quando questi ultimi sono associati ai grassi “cattivi” (come nel caso di crackers, pizze surgelate, etc.), ed ad indurre un ricorrente senso di fame.

Infine, quasi tutti i prodotti da forno preconfezionati (pane, crackers, stuzzichini, etc.) ed i dolci di produzione industriale (merendine, gelati, cioccolatini, torte, etc.) possono contenere i grassi “cattivi”: non soltanto grassi saturi, ma soprattutto grassi “trans”, di cui fanno parte gli oli ed i grassi idrogenati, deleteri per il sistema cardiovascolare. Lo stesso si può dire per le paste sfoglie già pronte e per molti alimenti tipici dei fast-food: patatine fritte, crocchette, snack vari, etc.

Per non parlare della carne lavorata – come ad esempio hot dog e pancetta – che espone gli esseri umani ad additivi come i nitriti, che fin dal 1970 sappiamo contribuire alla formazione di nitrosamine nell’organismo, le quali concorrono a causare il cancro nei topi e nei ratti, per cui sono fortemente sospettate di provocare tumori anche negli esseri umani, sebbene sia impossibile sapere quale sia il livello di esposizione per comportarsi da carcinogeno anche nell’uomo.

L’alimentazione moderna, ovvero post-industriale, è dunque tutto fuorché un’alimentazione corretta: oggi sappiamo che non potrebbe essere più artificiale, tossica e ipercalorica per il nostro organismo. Molte delle sostanze utilizzate dall’industria alimentare hanno effetti deleteri sulla salute, e le istituzioni pubbliche che dovrebbero tutelarci non riescono a impedire che la gente mangi cibo nocivo.

Il risultato è che si diffondono sempre più – e spesso prematuramente – patologie legate a una cattiva alimentazione: dalle malattie cardiovascolari al cancro, dal diabete alle malattie neurodegenerative. Il che ci costringe ad assumere sempre più farmaci, quando si potrebbe sfruttare l’effetto preventivo e perfino curativo dei cibi naturali, se soltanto la gente comune lo conoscesse.

Numerosi studi dimostrano che il nostro stile alimentare favorisce lo sviluppo dei tumori: troppi zuccheri, troppa carne rossa e lavorata, troppi cibi raffinati industrialmente e troppi grassi “cattivi” aumentano il rischio di ammalarci; mentre cibi integrali (ed a basso carico glicemico), verdure stagionali, frutta (normale e secca), semi e grassi insaturi (come l’olio di oliva), al contrario, ci proteggono.

Il grande  business dell’industria alimentare – dominato dall’economia globale e dalle lobby che lo circondano – ha fatto sì che si perdesse l’attenzione verso le proprietà del cibo ed i suoi effetti dell’organismo, che sono notevoli, e possono essere negativi o positivi a seconda di ciò che scegliamo di comprare e di mangiare: se alimenti sani e naturali o dannosi prodotti artificiali.

Non deve quindi stupire che gli scaffali dei supermercati siano oggi affollati da un’infinità di prodotti che sparirebbero se l’industria alimentare fosse obbligata dai Governi a non commercializzare prodotti dannosi, i quali vengono poi solitamente accompagnati da una pubblicità martellante e spesso eticamente discutibile per indurli a provarli, diventandone così – inconsapevolmente – dipendenti.

Anche il modello fast-food, esportato in tutto il mondo dalla cultura americana, ormai domina pure nel nostro Paese, soprattutto fra i giovanissimi. Ma molti ristoranti e fast-food usano, i grassi idrogenati – ad esempio, per patatine e cibi fritti – perché gli oli con grassi idrogenati possono essere utilizzati molte volte nelle friggitrici commerciali. Per non parlare delle bevande gassate e zuccherate, che alcune ricerche hanno evidenziato come causa importante di obesità in chi frequenta i fast-food.

Oggi molti libri di medici – fra cui, ad es., Mangia che ti passa di Filippo Ongaro (che puoi trovare qui) e Il cibo dell’uomo di Franco Berrino (che puoi trovare qui) – non solo denunciano in modo molto chiaro la situazione fin qui illustrata, ma soprattutto educano il lettore “a digiuno” di una corretta cultura alimentare a fare delle scelte dietetiche sane, che a loro volta influenzano quelle dell’industria alimentare (come nel caso dell’olio di palma), creando una generazione di consumatori consapevoli ed attenti ai prodotti acquistati ed alla propria dieta.



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