Pesce e metalli pesanti: il rischio

I metalli pesanti sono elementi chimici non biodegradabili e persistenti e sono noti causare effetti deleteri per la salute degli animali e dell’uomo. Infatti, è ampiamente dimostrato in letteratura che le esposizioni sia acute che prolungate ai metalli pesanti causano varie patologie.

L’assunzione di elementi tossici attraverso la dieta è la via principale di esposizione per la maggior parte delle persone. A causa dell’industrializzazione, della persistenza nell’ambiente dei metalli pesanti e della capacità di bioaccumulo nei sistemi acquatici, l’inquinamento dei metalli pesanti negli ecosistemi acquatici è diventato argomento di preoccupazione in tutto il mondo.

I pesci, in particolare, sono in cima alla catena alimentare acquatica e quindi accumulano una notevole quantità di metalli pesanti, diventando di fatto la principale fonte di metalli pesanti per molti consumatori. Sebbene alcuni metalli siano elementi essenziali per il normale metabolismo (per esempio rame e zinco), alcuni metalli pesanti sono classificati come agenti tossici.

Anche a basse concentrazioni, i metalli tossici possono danneggiare la salute umana quando vengono ingeriti per lunghi periodi. Anche i metalli essenziali possono produrre effetti tossici in caso di eccessiva assunzione. I metalli pesanti sono, in particolare, fonte di seria preoccupazione per la correlazione tra l’esposizione ad essi e lo sviluppo del cancro negli esseri umani.

L’assimilazione cronica dei metalli pesanti è infatti una nota causa del cancro e può danneggiare le funzioni vitali degli organi. In particolare, metalli pesanti come cadmio (Cd), nichel (Ni), arsenico (As), piombo (Pb) rappresentano un serio pericolo per l’uomo. Questi metalli sono infatti potenti cancerogeni e mutageni, e la loro tossicità può portare danni importanti all’organismo.

I metalli pesanti entrano e si accumulano nelle catene alimentari. I pesci vengono ampiamente utilizzati come bio-indicatori dell’inquinamento da metalli pesanti negli ecosistemi acquatici. Al tempo stesso, circa il 90% dei rischi per la salute umana associati al consumo di pesce sono associati proprio alla contaminazione dei tessuti di quest’ultimo da parte di metalli pesanti (ad es. mercurio).

Pertanto, recentemente sono state eseguite in molti Paesi ed ecosistemi acquatici del mondo numerose indagini e programmi di monitoraggio relativi alle concentrazioni di metalli pesanti in diversi pesci, basati fondamentalmente sulla misurazione dell’accumulo dei metalli pesanti in tessuti del pesce con diversi gradi di bio-accumulo , come il fegato, le ghiandole, il muscolo e il cuore.

I pesci vengono consumati soprattutto poiché rappresentano una delle migliori fonti di proteine e acidi grassi polinsaturi. Secondo l’American Heart Association, è raccomandabile mangiare pesce due volte alla settimana per gli adulti senza una storia precedente di attacco cardiaco. Ma qual è il rischio cancerogenico e non cancerogenico che si corre se si segue questa raccomandazione?

L’assunzione di metalli pesanti dal pesce vissuto e pescato in un ambiente acquatico inquinato dipende da vari fattori, a cominciare dal livello di inquinamento dell’acqua. Il pesce accumula i metalli nei suoi tessuti attraverso l’assorbimento e l’uomo può essere esposto ai metalli attraverso il cibo. Ciò causerà poi i conseguenti effetti acuti e cronici nell’uomo. Sono stati proposti diversi metodi per la stima dei rischi potenziali per la salute umana dei metalli pesanti contenuti nei pesci.

I rischi possono essere divisi, essenzialmente in due tipi: per gli effetti cancerogeni e per quelli non cancerogeni. La valutazione dei rischi è uno dei metodi più rapidi utilizzabili quando è necessario valutare l’impatto di potenziali pericoli sulla salute umana e si deve anche determinare il livello di trattamento che tende a risolvere il problema ambientale che si verifica nella vita quotidiana.

I metodi di valutazione attuali dei rischi non cancerogeni non forniscono direttamente una stima quantitativa della probabilità di sperimentare effetti non cancerogeni dall’esposizione al contaminante. Tali metodi sono tipicamente basati sui cosiddetti “Quozienti target di pericolosità” (THQ). In pratica, se il THQ di tutti i metalli risulta essere inferiore a 1, significa che un’esposizione quotidiana a questo livello non è probabile che provochi effetti negativi durante la vita di una persona.

Un indicatore analogo viene usato per stimare la carcinogenicità di un campione. Pertanto, per sapere il rischio carcinogenico e non carcinogenico associato al pesce che mangiamo, dobbiamo procurarci gli studi relativi ai THQ carcinogenici e non carcinogenici determinati per il particolare ecosistema acquatico che ci interessa (ad es. un certo fiume, una certa zona di mare, etc.).



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