Piramide alimentare nuova e vecchia

Nel 1992, il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti introdusse la famosa “piramide alimentare”, il cui scopo era di mostrare al largo pubblico in modo estremamente semplice – attraverso un disegno fatto, appunto, a forma di piramide – come nutrirsi in modo sano.

Nella piramide alimentare, la frequenza di assunzione dei vari cibi è legata alla loro posizione nella piramide stessa: quelli situati alla base possono essere consumati con più frequenza ed in maggiore quantità, mentre quelli situati al vertice con minore frequenza e solo in piccole quantità. Questa piramide è stata usata anche in Italia, adattandola in parte alla dieta mediterranea.

Alla base di questa piramide alimentare “classica”, tanto promossa negli ultimi decenni, si trovano i carboidrati (pane, pasta, riso, patate, etc.), ma senza alcuna distinzione fra le versioni integrali a basso carico glicemico e quelle raffinate industrialmente. Ciò ha favorito il consumo di pasta e pane fatti con cereali raffinati, aumentando l’obesità fra la popolazione.

Fra gli alimenti di cui è suggerita l’assunzione quotidiana vi sono latte e latticini (yogurt, formaggi vari, etc.) – che, come i carboidrati raffinati, non facevano parte della dieta dei nostri antenati e di cui il nostro organismo non ha alcun bisogno – mentre a frutta, legumi e ortaggi viene dato un ruolo quasi “di contorno”. Positiva, invece, la presenza dell’olio di oliva.

Fra gli alimenti di cui è suggerita l’assunzione con frequenza settimanale, troviamo invece il pesce, le carni bianche, le uova ed i dolci. Infine, in cima alla piramide, troviamo le carni rosse e lavorate – il cui consumo è correlato, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, a un aumento del rischio di sviluppare certi tipi di cancro – la cui assunzione è consigliata con frequenza mensile.

Ma oggi esiste una nuova e migliore piramide alimentare – chiamata “piramide della sana alimentazione” – basata sulla scienza più recente, a cominciare dalle nuove conoscenze acquisite nel campo della nutrigenomica. L’hanno realizzata circa una decina di anni fa alcuni studiosi del Dipartimento di Nutrizione presso la Harvard School of Public Health, negli Stati Uniti.

In pratica, la nuova piramide alimentare – sebbene non ancora adottata ufficialmente in un Paese come l’Italia, sempre lento a recepire i cambiamenti – sostituisce la piramide classica, le cui raccomandazioni erano basate su informazioni scientifiche non aggiornate nel tempo e spesso influenzate da persone con interessi commerciali nel trasmettere determinati messaggi.

 

Le novità sono che alla base di questa nuova piramide non troviamo i carboidrati indistinti, bensì solo quelli integrali, caratterizzati da un basso carico glicemico. Accanto ad essi alla base della piramide – quindi, con il medesimo grado di importanza – troviamo leverdure, da mangiare in quantità, meglio se di stagione. Un gradino più sopra, invece, troviamo la frutta (2-3 porzioni al giorno) e l’olio di oliva.

Al terzo gradino della nuova piramide alimentare troviamo le noci (ed i semi) ed i legumi, da mangiare per un totale di 1-3 porzioni al giorno. Al quarto gradino, invece, troviamo il pesce, le carni bianche e le uova, ovvero le fonti di proteine animali (stando attenti alla provenienza dei prodotti, alla presenza di inquinanti e preferendo i prodotti biologici). Al quinto e penultimo gradino – quindi da assumere di rado e in piccole quantità – troviamo il latte o l’integrazione di calcio.

Solo in cima alla piramide troviamo le carni rosse, il burro e, accanto, i carboidrati raffinati (come riso e pasta bianchi), patate e dolci: tutti cibi da mangiare con parsimonia. Viene inoltre contemplato l’uso di integratori multivitaminici, suggerita un’assunzione molto moderata di vino rosso (salvo controindicazioni) e raccomandata un’attività fisica quotidiana accompagnata da un controllo periodico del proprio peso corporeo.

Alcuni esperti, molto ragionevolemente, suggeriscono di inserire i legumi alla base, accanto alle verdure, e di ridurre o di eliminare l’apporto di latte, latticini e zuccheri. Ciò contribuirebbe ancor di più a un’alimentazione sana in grado di allungare la vita delle persone e di abbattere il rischio di malattie cronico-degenerative sulla base delle nostre conoscenze scientifiche attuali.

Si noti come, in questa nuova piramide, siano stati praticamente emarginati i “nuovi” cibi – come latte e derivati, oli vegetali e grassi idrogenati, e prodotti alcolici – che non facevano parte della dieta dei nostri antenati, ovvero prima che nascessero l’agricoltura e l’allevamento, quando per milioni di anni l’uomo è stato sostanzialmente un nomade cacciatore-raccoglitore.

È ragionevole supporre che sia proprio l’allontanamento da quel tipo di dieta – a favore di cibi artificiali e lavorati industrialmente che poco o nulla hannno di naturale e di nutritivo – che ci porta oggi ad ammalarci più facilmente. Ma un radicale cambiamento delle nostre abitudini alimentari può riportarci a una dieta pre-industriale, i cui effetti benefici sono dimostrati da numerosi studi.



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